Che cosa c’è da festeggiare?


di Danilo Quinto
Questo Governo così magnanime e questo Parlamento così lungimirante nel comprendere le necessità degli italiani, ci hanno donato una nuova festa. Il 17 marzo di ogni anno festeggeremo l’Italia unita e i bambini a scuola saranno obbligati a seguire "percorsi didattici, iniziative e incontri
celebrativi finalizzati ad informare e a suscitare riflessione sugli eventi e sul significato del risorgimento nonché sulle vicende che hanno condotto all'unità nazionale, alla scelta dell'inno di Mameli, alla bandiera nazionale e all'approvazione della Costituzione, anche alla luce dell'evoluzione della storia europea".
Ci auguriamo che i “percorsi scolastici” insegnino la realtà vera del risorgimento e delle sue vicende, della Costituzione tradita da una prassi materiale che ha reso il nostro paese un esempio tra i più eclatanti al mondo di “democrazia reale”, di un’Europa che non esiste politicamente e che risponde solo ad entità economiche e finanziarie estranee alle sovranità nazionali, di un’identità e unità nazionale che non si è mai compiuta e che ha lasciato la metà del paese in una sub-cultura becera, a disposizione della criminalità organizzata, che da lì ha messo le sue radici anche nel nord, di una scuola che non forma più le nuove generazioni, di un sistema sanitario che divora più dell’80% dei bilanci regionali.
Si potrebbe continuare a lungo in quest’elenco. L’Italia è un paese già alla deriva, sconquassato, che non riesce neanche a valorizzare le sue uniche risorse: il suo immenso patrimonio storico, culturale, turistico, umano. Per inettitudine e insipienza delle sue classi dirigenti e politiche.
Altro che unità d’Italia. Se le cose continueranno così, c’è da chiedersi solo se i nostri figli avranno la forza, il coraggio, la possibilità e la fantasia di crearsi un futuro altrove.

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