Una recensione fuorviante

di Cesare Cavalleri

Il tantra del Dalai Lama? Non esageriamo...

Non nascondo una pregiudiziale simpatia per l'editrice «Fede & Cultura» che svolge un'utile lavoro di divulgazione con scrupolo di ortodossia, talvolta con un eccesso di tradizionalismo. Mi aveva incuriosito e anche insospettito il titolo del recente volume di Roberto Dal Bosco Contro il buddismo (pp. 160, euro 15), e la lettura ha confermato i sospetti. Perché «contro»? Non che si debba essere a favore
del buddismo, ma di fronte a un fenomeno così complesso ritengo che la volontà di «capire» dovrebbe precedere lo slancio di «denunciare». Invece l'autore (Vicenza 1978), che vive e lavora a Milano e si occupa di audiovisivi, non spiega i fondamenti dottrinali del buddismo e mette sotto quel vasto ombrello tutto l'intricato e verminoso sottobosco di sètte devianti che sono più che altro eresie del buddismo. Vengono elencate svariate aberrazioni con un procedimento che non convince: sarebbe come voler presentare il cristianesimo descrivendo le nefandezza per le quali fu condannato Gilles de Rais (che pure aveva combattuto a fianco di Giovanna d'Arco), oppure l'ebraismo dettagliando le pratiche incestuose del polacco Jacob Frank (1726-1791). Particolarmente preso di mira è il Dalai Lama, dietro il cui pacifismo politicamente corretto l'autore allude a «sacrifici e miti terribili» che gli aleggiano intorno, «così come a tutto il buddismo». Perfino l'invito del Dalai Lama a non convertirsi al buddismo lasciando la propria religione viene interpretato come «uno stratagemma di un grande piano di possessione. La preparazione del momento in cui nel corpo delle nazioni entrerà un'altra anima». La fonte principale di Dal Bosco è il testo dei coniugi Victor e Victoria Trimondi, autori di Der Schatten des Dalai Lama («L'ombra del Dalai Lama»), pubblicato a Düsseldorf nel 1999, in cui si sostiene che dietro il sorriso del Dalai Lama ci sarebbe la teoria e la pratica del tantrismo con le sue sfrenatezza: «Da fuori sposa la libertà religiosa e la pace ecumenica. Ma in contrasto, concentra il suo sistema rituale sul Kalachakra tantra, nel quale il paesaggio è dominato da fantasie distruttive, sogni di onnipotenza, desideri di conquista, scatti d'ira, manie piromaniche, spietatezza, odio, frenesia omicida e l'apocalisse». Ma se le conferenze oceaniche del Dalai Lama, sponsorizzate da Richard Gere e da altri divi hollywoodiani, fossero qualcosa di diverso da un passeggero fenomeno di costume, e coprissero macabre scelleratezza, il Dalai Lama sarebbe in galera come è accaduto a Sogyal Rinpoche, condannato in California nel 1992 per «abuso della posizione di interprete del buddismo tibetano per ottenere favori sessuali da studentesse». È lecito il sospetto su qualche posizione del Dalai Lama, ma per il tantrismo ci vorrebbe qualche prova in più. Nel libro c'è un passaggio significativo. A proposito del «panpsichismo buddista» che non farebbe differenza tra l'anima di un uomo e quella di una bestia, con l'istituzione nel Sud-Est asiatico di bordelli per accoppiamenti bestiali, l'autore scrive che «una pratica del genere ai tempi dell'Inquisizione veniva giustamente punita col rogo». Ecco, è quel «giustamente» che oggi stona un po' e che discrimina un'apologetica rivolta alla verità e alla conversione dell'interlocutore, dallo sbrigativo annientamento dell'infedele. Nella dichiarazione conciliare Nostra aetate leggiamo: «Nel buddismo, secondo le sue varie scuole, viene riconosciuta la radicale insufficienza di questo mondo mutevole e si insegna una via per la quale gli uomini, con cuore devoto e confidente, siano capaci di acquistare lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo stato di illuminazione suprema per mezzo dei propri sforzi e con l'aiuto venuto dall'alto». Subito dopo si ribadisce che la Chiesa «però annuncia, ed è tenuta ad annunciare incessantemente, il Cristo che è via, verità e vita».
Avvenire, 8 agosto 2012 p. 12

Per meglio capire la la competenza dell'Autore, la profondità e serietà del volume così banalizzato da Avvenire si legga l'ottima intervista rilasciata da Roberto Dal Bosco a Libertà e Persona all'url http://www.libertaepersona.org/wordpress/2012/08/intervista-allautore-di-contro-il-buddismo/#more-117980

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Scusate ma non posso resistere. Ho appena letto l'interviista di Antonio Righi a Dal Bosco e alla domanda:

"Quali sono le differenze principali tra induismo e buddismo?"

Il Dal Bosco risponde:

"Per come ce l’hanno spiegato gli orientalisti, il buddismo nasce dall’induismo, in quanto il fondatore Gautama non poteva che provenire da una famiglia hindu".


Che idiozie. L’hinduismo al tempo del Buddha non esisteva ancora, cera il brahmanesimo. L’hiduismo è nato molto dopo la morte del Buddha, principalmente per contrastare il Buddhismo appunto. Uno dei modi per contrastarlo è stato quello di “inventare” la storia fantasiosa che il Buddha è un incarnazione di Vishnu. Nessun buddhista crede in ciò, solo gli hinduisti. Il Dal Bosco sta mostrando in questa intervista che la sua conoscenza delle religioni orientali è veramente scarsa! Dove ha fatto le sue ricerche per scrivere questo libro!?

Ernesto Esposito, Torino
P.S. Vi prego pubblicate questo commento

Anonimo ha detto...

Gentile Prof. Zenone,

Ovviamente Lei non ha nessuna intenzione di pubblicare la mia lettera al Signor Dal Bosco, ne il Signor dal Bosco ha intenzione di rispondere. Ci riprovo comunque per la terza volta (non si sa mai). Ma non so proprio come fa a guardasi alla specchio la mattina! Avere paura della verità ci rende meschini.

Un caro saluto a Lei e al Signor Dal Bosco e che Dio salvi le vostre anime malgrado tutte le falsità che state promulgando.

Ho appena inviato questo messaggio privato a Roberto Dal Bosco, autore del libro "Contro il buddismo" su facebook. Spero che abbia la decenza di rispondermi.

Gentile Signor Dal Bosco,

Datosi che non è possibile commentare pubblicamente sulla sua pagina Le invio questo messaggio in privato e spero di cuore che mi risponda.

A parte tutte le altre stupidaggini, Lei ha scritto nel suo libro "Contro il buddismo" che l'India quando fece detonare la sua bomba atomica nel 1974 ( primo test atomico in India), chiamò il progetto "Il sorriso del Buddha". Bene, prima di tutto l'India non è un paese buddhista, è di maggioranza Hindu e i buddhisti sono una piccolissima minoranza (per rendere l'idea i buddhisti in India sono proporzionalmente come i valdesi in Italia, probabilmente di meno). Nel 1974 Indira Gandhi, di religione Hindu, era Primo Ministro in India ed era stata principalmente lei a volere questo test atomico. Secondo, il test fu eseguito in gran segreto e nessuno, a parte alcuni membri del governo indiano, ne erano a conoscenza. Il nome "Il sorriso del Buddha" fu dato all'ultimo momento da uno dei ministri del governo di Indira Gandhi, probabilmente anche lui di religione Hindu. Quindi la domanda che Le chiedo è: "Cosa centrano i buddhisti in tutto questo?

Per sua informazione, il primo test nucleare in assoluto, cioè quello condotto dall'America (un paese di maggioranza cristiana) durante la seconda guerra mondiale, fu chiamato "Trinity" , tradotto in italiano sarebbe "La Trinità", e sono sicuro che Lei conosce bene questa parola e a cosa si riferisce. Inoltre, il test indiano nel 1974 fu solo quello, un test. Mai nessuna bomba atomica indiana è stata fatta esplodere in nessun paese. Mentre, come ben sappiamo, 2 bombe atomiche americane, chiamate "La Trinità", furono fatte esplodere sulla popolazione civile di Nagasaki e Hiroshima in Giappone.

Tutte queste informazioni sono verificabili sia su internet che nei libri di storia.

Aspetto una Sua gentile risposta.

Ernesto Esposito, Torino