L'istruttiva storia di Danilo Quinto

di Camillo Langone
Tutti dovrebbero sapere chi è davvero Marco Pannella: ecco perché il libro di Danilo Quinto, ex tesoriere del partito radicale, meriterebbe un editing energico. Sarebbe un peccato se una certa prolissità respingesse il lettore non ultrainteressato. La conversione dell'autore è cosa buona e giusta ma dal punto di vista letterario-giornalistico rende poco: tutte le conversioni si somigliano e  hanno il medesimo gusto melenso. In questo sporco mondo il male fa più notizia del bene e le pagine più gustose sono quelle in cui si parla del Padrone, dell'Orco, del Serpente, ossia di Giacinto Pannella detto Marco. Non ho evocato a caso il rettile
di biblica memoria: a farlo è stato per primo, con un'autorità spirituale che io non possiedo, un monaco dell'abbazia di Montecassino. Poco prima di morire quasi centenario, dom Luigi De Sario disse a Quinto: “Se ne avrà la forza, schiacci quel signore. Il diavolo va schiacciato, senza alcuna pietà”. Capisco che non tutti credano nell'esistenza di Satana e nella sua presa sulla politica italiana (anche se a me la cosa pare piuttosto evidente), quindi mi concentrerò sul Pannella Padre & Padrone di un partito gestito da mezzo secolo con modalità nordcoreane. Altro che partito-azienda com'era Forza Italia, altro che partito-famiglia com'è l'Italia dei Valori... Questi, in confronto, sono fulgidi esempi di democrazia interna. “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio” (editore Fede & Cultura) descrive un partito-satrapia, una via di mezzo fra la setta di Ron Hubbard e la corte di Sardanapalo, un'infilata di stanze romane dove dietro la facciata dell'idealismo brulicano dissipazione e sodomia, ambizione e menzogna: “Un luogo dove i rapporti privati si dovevano consumare solo all'interno, in una situazione claustrofobica, delirante, di promiscuità sessuale. Una famiglia allargata dove con disinvoltura si lasciava il proprio partner per accasarsi con quello o quella della porta accanto, magari più in carriera in quel momento. Un luogo dove il massimo della gratificazione era salutare Pannella baciandolo sulle labbra e dove Pannella si presentava in riunione, mano nella mano, con l'ultimo dei suoi fidanzati ventenni e lo imponeva come futuro dirigente o futuro parlamentare”. Allora è meglio (non solo eterosessualmente parlando) Nicole Minetti: a mio giudizio il più grave errore politico di Berlusconi che però, almeno, non l'ha paracadutata alla segretaria del Pdl. Nessuno può supporre che il buon Alfano sia arrivato dov'è arrivato in virtù della sua avvenenza mentre è lecito nutrire qualche sospetto, qualche cattivo pensiero, sui glabri Francesco Rutelli (divenuto segretario dei radicali a 26 anni), Giovanni Negri (idem a 27 anni) e Daniele Capezzone (a 28 anni). Belle statuine, segretari-fantoccio che il vero, indiscutibile capo del partito ha usato e poi gettato, tal quale Crono che divora i suoi figli. Si potrebbe ridimensionare il tutto a questione interna se il frenetico ricambio dirigenziale, dovuto non a ragioni politiche ma semplicemente al mutare delle predilezioni pannelliane, non fosse stato scaricato sulle spalle del contribuente. “Da sempre, nella realtà radicale, essere eletti al Parlamento italiano o europeo è stato l'unico modo per dare stabilità a una situazione lavorativa precaria. Con buona pace della dichiarata idiosincrasia dei radicali per i soldi pubblici”. Quinto, che essendo stato tesoriere ha una certa dimestichezza con i numeri, elenca in dettaglio le ricche pensioni che gli ex parlamentari radicali vedono piovere ogni mese sul loro conto corrente. Il numero dei fortunati è sproporzionato rispetto alle dimensioni del partito, proprio per la maggior frequenza degli avvicendamenti. Pannella ha sempre tuonato contro il finanziamento pubblico dei partiti e guida con strepitosa incoerenza la più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana. “I radicali sono sopravvissuti, in questi decenni, grazie ai loro rapporti poderosi con il potere. Entrambi gli schieramenti, governi di destra e di sinistra, hanno sempre deliberato una montagna enorme di denaro pubblico a sostegno della loro radio. Basta che Pannella minacci di alimentarsi con tre cappuccini al giorno e sono tutti lì a inchinarsi”. Scrive Quinto che Radio Radicale con l'attuale governo riceverà in un solo anno ben quattordici milioni di euro. Mario Monti, solitamente di braccino corto, si è dimostrato molto generoso solo con gli amici della sua amicona Bonino (a Palazzo Madama sono sempre grandi abbracci). Il risvolto stupefacente è che in favore della radio divorzista-abortista-eutanasista-omosessualista, in una parola: anticristiana, si sono battuti moltissimi parlamentari che si dicono cattolici (Quinto li elenca uno per uno). Non è un uomo, è un serpente incantatore questo vecchio partitocrate che da cinquant'anni domina i seguaci con l'ipnosi e col ricatto: “I digiuni di Pannella servono innanzitutto ad azzerare il dibattito interno, perché di fronte a un digiuno nessuno si permette d'interloquire”. Con lui bisogna fare come fece Gaetano Quagliariello, oggi senatore Pdl e nei primi Anni Ottanta, peccato di gioventù, vicesegretario radicale: “Quando decisi di dimettermi, Pannella mi invitò a casa sua, per parlarmi. Salii le scale e la porta era aperta, ma non c'era nessuno. Udii una voce. La segui. Pannella era nella vasca da bagno, nudo. In quel momento era in digiuno, che si protraeva da molti giorni. «Vedi in che stato sono?» mi disse quasi piangendo. «E tu vorresti dimetterti proprio ora e lasciarmi solo così? Non capisci il dolore che mi dai?»”. Quagliariello non disse nulla e se ne andò senza voltarsi, lasciandolo nudo nel suo brodo.
Il Foglio, 15 agosto 2012

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