Poveri mentecatti


di Danilo Quinto
Dicono che la cultura non serve. Che è uno spreco destinare danaro pubblico per i Teatri, per l’arte, per riconoscere e ammirare la civiltà di un Paese.
Questi mentecatti, devono fare i conti con una realtà diversa. Nel 2011, le famiglie - in base ai dati diffusi nel rapporto di Federculture - hanno speso meno per vestiario, calzature e alimenti ed hanno incrementato la spesa culturale: 70,9 miliardi
di euro, con un incremento del 2,6% rispetto al 2010. Nello scorso anno, i visitatori di siti culturali statali sono stati oltre 40 milioni (+7,5%), per 110,4 milioni di euro di introiti lordi (+5,7%).
A fronte di questi dati, è in calo vertiginoso il finanziamento pubblico alla cultura: negli ultimi dieci anni il bilancio del MIBAC è diminuito del 36,4%, arrivando nel 2011 a 1.425 milioni di euro contro i 2.120 del 2001. In rapporto al bilancio totale dello Stato lo stanziamento per la cultura ne rappresenta solo lo 0,19%, mentre è appena lo 0,11% del Pil. Le sponsorizzazioni private – che non sono certo favorite, a causa delle lungaggini burocratiche e dalla mancata defiscalizzazione - negli ultimi tre anni sono andate progressivamente diminuendo.
L’insipiente e imbelle ceto dirigente che ci ritroviamo, non ha compreso che la principale causa di povertà di un Paese, insieme alla diminuzione delle nascite, è la mancanza di cultura. E’ questa mancanza a generare la povertà e ad impedire che generazioni intere possano scoprire il valore della bellezza, l’unica cosa in grado di redimere il mondo.

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