Il partito dei cattolici


di Danilo Quinto
Tutti sanno che il Governo Monti ebbe la benedizione dei cattolici riuniti nel seminario di Todi del mese di settembre dell’anno scorso, organizzata dal forum delle Persone e delle Associazioni di Ispirazione cattolica del mondo del lavoro, promosso a sua volta da Cisl, Mcl, Acli, Confcooperative, Confartigianato, Compagnia delle Opere e Coldiretti. Sembravano tutti accomunati da un sentire condiviso: un
nuovo impegno dei cattolici in politica. Forse avevano letto – di sfuggita – quel che in proposito aveva detto reiteratamente Papa Benedetto XVI, per il quale “occorrono dei politici credenti e credibili” e volevano provare ad esserlo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, nonostante la presenza nell’attuale Governo di alcuni autorevoli partecipanti al Convegno di Todi. Poi c’è stato il “Manifesto di Todi 2”, presentato due settimane fa e oggi ci sarà il Consiglio Nazionale del Movimento cristiano lavoratori, che conta 345mila iscritti. Sul Corriere della Sera di ieri, il suo Presidente, Carlo Costalli, pone le premesse dell’impegno dei cattolici in politica e di un’eventuale partito cattolico, che sembra auspicare. Dopo aver precisato che “i principi non negoziabili non sono temi dogmatici da innalzare a mò di steccati”, aggiunge: “Sulle coppie di fatto, una regolamentazione laica va data. Non parliamo di matrimonio, distinguiamo bene, definiamole laicamente in altro modo e si potrà trovare una soluzione senza barriere né scontri”.  Un linguaggio aperto, dialogante, accondiscendente. Qualcuno gli può spiegare che nell’Apocalisse è scritto che Dio i tiepidi li vomiterà dalla sua bocca?

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