Assassinato perché contro l'aborto


Negli Stati Uniti, gli abortisti militanti (riuniti sotto la sigla Pro-Choice) non fanno molte chiacchiere su quanto sia morale e progressista uccidere un bimbo nella pancia della madre.
Se non altro, si rendono conto che è tutta una questione di affari, eugenetica e misantropia.
Qui in Italia, sappiamo com’è l’andazzo: se dici che l’aborto è omicidio, sei un reazionario maschilista misogino che fa del terrorismo psicologico ecc…
Francesco Agnoli, in un articolo sulla “celebre lite tra Italo Calvino e Claudio Magris” (in occasione del referendum), ricorda una frase del celebre scrittore (Calvino, non Magris), che simboleggia tutta l’ipocrisia italiana: «Abortire non è soltanto una triste necessità, ma una decisione altamente morale da prendere in piena libertà di coscienza».
Per questo non possiamo chiamare l’aborto col suo vero nome: assassinio, omicidio, pena di morte per l’innocente.
A dire il vero non potremmo nemmeno chiamarlo aborto, ma “Interruzione Volontaria di Gravidanza”.
No, anzi, solo IVG.
Almeno in America si discute di soldi e di sangue: tutti hanno presente il racket delle cliniche abortiste, gli stipendi da nababbi di chi le dirige e la potentissima lobby che ha strappato ad un Obama appena insediato milioni di finanziamenti pubblici ai programmi della International Planned Parenthood Federation.
Questo per quanto riguarda gli affari.
Ma ho anche parlato di eugenetica. La “cultura” abortista americana nasce infatti con gli aberranti proclami di Margaret Sanger.
Tanto per farsi un’idea (citazione tratta da “Il mito del femminismo buono”, Antifeminist, 29/06/’09):
«La massa di negri, in particolare nel Sud, continua a procreare con non curanza e in modo disastroso, con il risultato che l’incremento fra i negri, ancor più che fra i bianchi, è in quella porzione di popolazione che è anche meno intelligente e adatta e meno abile a crescere in modo adeguato i figli».
Il disgusto ci impedisce di continuare: trovate tutto il resto in una biografia disponibile gratuitamente online (in inglese): Killer Angel. A Biography of Planned Parenthood’s Founder Margaret Sanger.
Veniamo al terzo punto: la misantropia.
Ecco alcuni slogan che potete trovare alle manifestazioni abortiste (foto tratte da Zombietime):
- «Stop Breedings» (Basta fare figli)
- «Many more must die!» (Devono creparne molti altri!)
- «Kill your kids, motherfuckers» e «Abort more christians» (Uccidete i vostri figli, bastardi; Abortite più cristiani)
- «Human loss of life is necessary!» (L’eliminazione degli umani è necessaria!)
- «I support forced sterilization for christian fundamentalists» (una leggera variante: Sostengo la sterilizzazione forzata per i fondamentalisti cristiani).

Saranno anche simpatiche provocazioni, ma solitamente la violenza (non solo verbale) degli abortisti non fa notizia. Wikipedia ha addirittura dedicato un’intera pagina alla “Anti-abortion violence”, mentre le violenze “abortiste” preferisce definirle “Pro-Choice activism”.
Per questo vogliamo qui ricordare James Pouillon, un attivista anti-aborto di 63 anni che per tutta la sua vita ha continuato incessantemente a protestare, finché un giorno qualcuno che non gradiva i suoi cartelloni gli ha sparato da una macchina in corsa. È successo poche settimane fa, nel Michigan. A questo martire dedichiamo le parole di quel ragazzaccio presbiteriano di Paul Hill: «Ho scelto di unire il mio sangue al sangue dei non-nati».
(Sì, lo so che è una citazione scandalosa, ma se la questione è scegliere tra uno dei due fondamentalismi, tanto vale tagliare la testa al toro… di Eliogabalo).
(Tratto da "Totalitarismo Totale")

1 commento:

The Real Donka ha detto...

ma non frega niente a nessuno?