Libertà?

“I polmoni respirano tanto più liberamente quanto più solidamente, più intimamente sono legati agli altri organi del corpo. Se questo legame si allenta, la respirazione diventa sempre meno libera e si arresta”.

Questa curiosa ed assai stimolante frase appartiene a colui che fu chiamato “filosofo-contadino”: Gustave Thibon (1903-2001), ed è tratta dall’opera Ritorno al reale del 1940. Si potrebbe dire, sempre con l’originale pensatore francese, che l’ovvio è apportatore di straordinarie verità. Dobbiamo quindi, seguendo l’esempio dell’autodidatta vignaiolo cattolico dell’Ardèche, trarre giovamento dalle cose ovvie ed essenziali. Thibon, con il suo sano e profondo realismo cristiano, ci fa gustare il sapore della vera libertà, dopo aver precisato che non esiste per l’uomo indipendenza assoluta: “Per l’uomo esiste una dipendenza morta che lo opprime e una dipendenza viva che lo fa sbocciare; la prima di queste dipendenze è schiavitù, la seconda è libertà”. L’uomo non è libero quando fa ciò che vuole, senza
dipendere da qualcuno; il problema della libertà non si può porre in termini di indipendenza, perché, come rileva acutamente Gustave Thibon :”L’uomo non ha possibilità di scelta tra l’indipendenza e la dipendenza; può scegliere soltanto tra la schiavitù che soffoca e la comunione che libera”. Questa lucida visione del rapporto dipendenza/libertà è suggerita dal Thibon stesso in quella che lui amava definire comunità di destino, ovvero una società costituita con dei legami veri. Per comprendere appieno la portata del suo pensiero occorre aggiungere che egli affermava: “Se non viviamo insieme, come gli organi di uno stesso corpo, appassiremo insieme”. Che cos’era allora il legame che ci doveva unire? In forza di che cosa non abbruttire insieme? Rispondeva lo stesso Thibon: “O saremo uniti oggi nello stesso amore, o curvi domani sotto lo stesso giogo”. Un altro illuminante aforisma condensa il pensiero del filosofo francese: “Non si sfugge a Dio: chi rifiuta di essere suo figlio sarà eternamente la sua scimmia”. Si può comprendere così il nesso indissolubile tra vera libertà e vero amore: Dio, l’Essere cui prestare obbedienza.  Ancora Thibon: “Si sfugge all’obbedienza soltanto per cadere nella schiavitù. Ti affliggi nel vedere di che cosa gli uomini sono schiavi. Per avere la chiave di questo mistero di bassezza, cerca dunque di chi hanno rifiutato di essere i servitori”. Citando ancora un altro denso aforisma, che allude ad una brillante similitudine nell’ordine della natura, Thibon scriveva : “Se le foglie non sono alimentate dalla stessa linfa, sono spazzate via dallo stesso vento”. Quella linfa vitale era e rimane l’amore di Cristo e l’uomo era e si poteva conservare  libero solo quando respirava  a pieni polmoni, dipendendo quindi da Colui che Ama.
(Fabio Trevisan, Vicepresidente di Fede & Cultura)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La Verità le fa male?

Anonimo ha detto...

“Si sfugge all’obbedienza soltanto per cadere nella schiavitù. Ti affliggi nel vedere di che cosa gli uomini sono schiavi. Per avere la chiave di questo mistero di bassezza, cerca dunque di chi hanno rifiutato di essere i servitori”


"Se le foglie non sono alimentate dalla stessa linfa, sono spazzate via dallo stesso vento"