Divinità e infanzia del Santo Natale

Non permettiamo al lume umano più fioco di accantonare quello soprannaturale più vivido

Nel saggio L’uomo eterno del 1925, Gilbert Keith Chesterton ci parla in modo incantevole e penetrante del Santo Natale, di come questo sia avvenuto in una caverna (preferibile alla stalla in cui si colloca generalmente la nascita del Redentore). Similmente a quanto avvenne con il cosiddetto “uomo preistorico”- rileva Chesterton - l’uomo lascia il posto a Dio, ora come allora, nella caverna. «Anche Dio – affermerà lo scrittore inglese – fu un uomo della caverna e aveva tracciato strane forme di creature, colorate curiosamente, sulle pareti del mondo; ma alle sue figure aveva infuso la vita». Ecco che così viene ripresentato un semplice e
 profondo paradosso: «“Le mani che avevano fatto il sole e le stelle erano troppo piccole per arrivare alle grosse teste degli animali». Il Natale è questa associazione mirabile di idee: l’idea di un bambino e l’idea di una forza sconosciuta che regge le stelle e questa associazione di idee – insisteva Chesterton – è stata creata nelle nostre menti dal Natale perché noi siamo cristiani e perché siamo cristiani psicologi anche se non siamo teologi». Il Natale è cristiano ed è entrato, volenti o nolenti, nella psiche umana. Onnipotenza e impotenza, divinità e infanzia costituiscono una soluzione felice che non potrà mai rendere il Natale banale. Betlemme è divenuto il luogo in cui gli estremi si toccano, è il posto dove sta davanti a tutti noi l’Essere divino nella culla. Gesù bambino, Maria, Giuseppe, i pastori, i Magi formano il gruppo della caverna e suscitano meraviglia ed emozioni di una fanciullesca semplicità in modo che, ancora paradossalmente, i nostri pensieri possano abbracciare una complessità misteriosa senza fine. Ci viene offerto così un invito alla contemplazione, a quello stare a guardare raccolto e vigile, meditato e gioioso, rapito e in trepida attesa. Il Natale non è tuttavia un mero quadretto lieto e bucolico: non è questo il senso del Natale e del Cristianesimo. «Non deve – ammonisce lo scrittore londinese – sfuggirci la presenza del Nemico». Non dobbiamo silenziare gli zoccoli scalpitanti dei cavalli di Erode che inseguono il Divino Infante per ucciderlo! «Anche Erode ebbe quindi il suo posto (terribile) nel dramma miracoloso di Betlemme, perché egli – rammenta ancora Chesterton – costituisce la minaccia alla Chiesa militante e la fa vedere sin da principio come sotto la persecuzione e nella necessità di combattere per la sua vita». Parole toccanti che evocano ampi scenari purtroppo ancora estremamente attuali, dove la ribellione anticristiana in tante parti del mondo è cronaca quotidiana. Eppure, nonostante ciò, gli angeli annunziano: «Pace in terra a tutti gli uomini, proclamando sì la pace in terra ma giammai dimenticando che ci fu guerra in cielo». Infatti il peccato degli angeli ribelli (la guerra in cielo) precede e causa il peccato degli uomini; quel peccato che il Verbo di Dio Incarnato è venuto a redimere. La cornice suggestiva del presepe e della grotta/caverna attrasse i pastori, che trovarono finalmente là, a Betlemme, il loro Pastore. «Anche i Magi – osservava Chesterton – avevano studiato le stelle in Caldea e il sole in Persia e portarono quella sana curiosità che smuove tutti i sapienti; essi non cercavano fiabe ma verità, e poiché la loro sete di verità era per se stessa sete di Dio, anch’essi ebbero il loro premio e videro Dio faccia a faccia ». Anche a noi, come ai Magi ed ai semplici pastori, il Natale è arrivato e questo vero evento non può lasciarci indifferenti e pigri, disillusi e distratti. Non lasciamoci sfuggire però il senso autentico del Natale, non conformiamoci alla mentalità del mondo!. «La mentalità moderna – argomentava Chesterton – è tremendamente confusa su queste cose e mentre le nostre strade sono perennemente abbaglianti, le nostre menti sono costantemente nell’oscurità. Abbiamo il buon senso di comprendere che il fuoco appare più rosso nel buio. Non permettiamo al lume umano più fioco di accantonare quello soprannaturale più vivido. Se fossimo saggi – concludeva lo scrittore cattolico – manterremo i riti in armonia col progetto originario; sarebbe pazzesco infatti vedere l’uomo moderno tenere in mano la candela in una luce da pieno giorno». Non dobbiamo, in altre parole, come Diogene, cercare l’uomo con una lanterna in pieno giorno, ma piuttosto nella penombra trovare l’Uomo in una caverna, umile e avvolto in fasce, cullato dalla Vergine Madre e custodito da San Giuseppe.

Fabio Trevisan (Vita Nuova, 24 dicembre 2010 p. 10)

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