Guerre

L’altra sera, vedendo al tg il solito servizio sulla situazione in Afghanistan (i talebani in forte ripresa; anzi, mai così forti), pensavo: è dal tempo della guerra di Corea che i media partecipano ai conflitti in cui sono implicate forze occidentali. Queste ultime, rette da governi democratici, abbisognano del consenso popolare in patria, dal quale consenso dipendono i finanziamenti (le guerre costano, tanto). E’ dalla guerra di Corea, infatti, che gli occidentali sono costretti a combattere con una mano legata (regole d’ingaggio, rispetto per i civili, limitazione allo spasimo dei caduti…) contro un nemico che, invece, ne approfitta, un nemico per il quale i diritti umani sono solo una debolezza occidentale. E, infatti, è dalla guerra di Corea che gli occidentali perdono un conflitto dietro l’altro (pur essendo in grado di letteralmente asfaltare Corea, Vietnam, Afghanistan eccetera). Bastò un’auto-bomba per far scappare gli americani dal Libano, e due cadaveri di marines trascinati da un camion per farli scappare dalla Somalia. Il risultato: la Corea del Nord è una minaccia nucleare per il mondo (senza contare i milioni di morti, anche per fame, nel Paese-Gulag); il Vietnam è tutto comunista (ricordate i boat-people? e il genocidio nella vicina Cambogia?), mentre i Paesi limitrofi languono sotto i regimi che sappiamo. La Somalia è terra di nessuno, per giunta rifugio di pirati e santuario di terroristi islamici. Il Libano, già cristiano, fa ormai praticamente parte della Grande Siria. Il fatto è che i media per loro natura suscitano emotività e le sinistre nella propaganda ci sguazzano, avendola inventata (v. il mio “I mostri della Ragione-2”, Ares). Così, una retorica pseudofrancescana (noi dobbiamo essere migliori…, noi non siamo come quei barbari…, il vangelo dice di porgere l’altra guancia…) ha finito per modellare le opinioni pubbliche della democrazia e della libertà di parola. In nome della stessa retorica il clero occidentale rema contro, laddove quello altrui fomenta i suoi. Mi aspetto, naturalmente, che molti di quelli che mi leggono non siano d’accordo con me. Ma su una cosa non potranno che concordare: se si va in guerra, si va per vincere; sennò, meglio stare a casa.

7 commenti:

Nicola ha detto...

Si è mai chiesto quali sono i reali interessi dei "governi democratici" che lei esalta nell'invadere questi territori? La Corea del Nord è una minaccia nucleare? E perchè non lo sono Stati Uniti, o ancor di più, Israele con 300 testate atomiche?
La retorica vera è quella del terrorismo che dovrebbe giustificare attacchi contro paesi sovrani, cone contro l'Iraq nel 2003, fornendo prove che poi si rivelarono false: ma se lo fanno gli Usa può andare.

Anonimo ha detto...

Un vero inno alla guerra santa !
Caroi Camilleri , se lei si mette in testa , la seguo per le nuove crociate .
E' ora di dire basta ai popoli che non si vogliono far sottomettere ....


MA MI FACCIA IL PIACERE !!!!!!!

Micio

Anonimo ha detto...

d'accordo con lei:
se vai in guerra vacci per vincere.

domanda:
-lo stabilisce lei quando una guerra è giusta oppure sbagliata?

-porgere l'altra guancia è un insegnamento sbagliato ?

Anonimo ha detto...

Camilleri, Lei si aspetta che molti lettori non siano d'accordo con quanto ha scritto qui, e nessuno può sapere quanti effettivamente siano a dissentire. Uno che concorda con Lei in toto, per quanto riguarda questo articolo, lo ha però sicuramente trovato. Le sue sono parole, ahimè, sante.
Tommaso Pellegrino-Torino
www.tommasopellegrino.blogspot.com.

OlatusRooc ha detto...

Mah, io sono d'accordo sostanzialmente su tutti i punti fondamentali espressi.

Corrado ha detto...

Ma sì: sterminiamo pure gli insorti iraqeni, afgani, iraniani (quando lo invaderemo), palestinesi...
Poi fra 150 anni Cammilleri farà sull'argomento un bel fumetto per dirci che loro erano dalla parte giusta. Meglio tardi che mai.

Anonimo ha detto...

Francamente non mi aspettavo tali idee da Camilleri: di certo non comprerò più i suoi libri!