Gesù, Islam e scienza

Una quarantina di pagine che, a partire dall'attacco alle Torri Gemelle, ripercorrono la storia dell'Islam fino ad arrivare alla speranza che, attraverso i fatti imposti dalla scienza, i musulmani possano riconoscere Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. Una lettura che aiuta a cogliere anche come il Cristianesimo abbia favorito la ricerca scientifica. Un saggio da studiare e da diffondere!
Laura Trevisan

L'immortalità dell'anima

Il beato Rosmini e l’immortalità «spirituale» dell’anima
DI MAURIZIO SCHOEPFLIN
«I fisiologi chiamano il cervello organo del pensiero, ma la verità è che il pensiero non ha organi».
Basterebbero queste considerazioni tanto concise quanto acute e di stupefacente attualità per farci comprendere l’importanza e la profondità dell’opera da cui sono tratte e l’alta statura speculativa del loro autore. A scrivere tali parole fu il grande Antonio Rosmini, che le affidò a uno dei suoi capolavori, la Psicologia, risalente agli anni 1846-1848, di cui, recentemente, è stata pubblicata una bella antologia ottimamente introdotta e commentata da Giovanni Chimirri. Il filosofo di Rovereto si cimentò da par suo col problema dell’anima, uno dei più dibattuti e controversi dell’intera storia del pensiero occidentale, elaborando dottrine molto articolate che rendono ragione delle più importanti questioni riguardanti la psiche umana: la sua identità, il rapporto che essa intrattiene con il corpo, il destino che l’attende.
Afferma Rosmini: «Se l’anima è una sostanza diversa dal corpo, dalla morte del corpo non si può ricavare la morte dell’anima. La morte è solo la cessazione degli atti vitali e corporali, ed è dunque assurdo attribuire la morte a ciò che corpo non è. Ma lo spirito non è una sostanza uguale al corpo, e quindi non soggiace alla morte di questo: l’anima è spirito, dunque l’anima è immortale».
Erede a un tempo fedele e originale della ricchissima tradizione speculativa ellenico­cristiana, il Roveretano va dritto al cuore del problema e afferma con forza la spiritualità e l’immortalità dell’anima umana: non a caso egli si giova della testimonianza di alcuni giganti del pensiero, tra i quali Platone, sant’Agostino, san Tommaso, san Gregorio Taumaturgo, sant’Atanasio e Lattanzio. In un’epoca in cui il razionalismo e il materialismo tendevano a minare alle fondamenta quello che noi oggi definiamo il personalismo cristiano, a Rosmini stava massimamente a cuore ribadire con forza l’unità, la semplicità, l’individualità e l’origine divina dell’anima dell’uomo, in una parola, la sua natura spirituale. Perseguendo questo nobile scopo, egli ci ha lasciato una lezione che è opportuno non dimenticare: una parte considerevole della filosofia contemporanea, infatti, sembra poco incline a valorizzare la persona umana e, spesso, le varie antropologie vanno addirittura nella direzione di un suo impoverimento. Tutta l’opera del Beato Antonio Rosmini, e la sua psicologia in particolare, si presentano invece come una sicura difesa dell’integralità e della grandezza dell’uomo.
Antonio Rosmini
SPIRITUALITÀ E IMMORTALITÀ DELL’ANIMA Antologia della «Psicologia»
Fede & Cultura Pagine 160. Euro 14,00
(Avvenire 23 gennaio 2010 p. 25)

Vaticano II cos'è andato storto?

Sull'Avvenire di oggi 28 gennaio 2010 c'è un bell'articolo sulla christian fiction, di cui Ralph McInerny è uno scrittore di spicco, ma di cui i Italia è pubblicato solo un libro: Vaticano II cos'è andato storto?
Riportiamo le poche ma importanti parole dell'articolo sul libro in questione.

"Ralph McInerny , uno dei maggiori filosofi cattolici contem­poranei stimato e apprezzato dal­l’attuale pontefice, di cui in italia­no è stato di recente tradotto da Fede & Cultura l’influente saggio
Vaticano II. Che cosa è andato stor­to? .
Milioni di americani conosco­no McInerny – che preferirebbe es­sere noto piuttosto per la filosofia – come il geniale creatore dei ro­manzi polizieschi con protagonista il sacerdote di Chicago Padre Dow­ling". (Massimo Introvigne - Avvenire)

Arcipelago Chiesa

Un libro di ottanta pagine, intense, fitte, traboccanti di fede in Dio e nella Chiesa Cattolica, pur registrando il dolore e la sofferenza di quanti chiudono il loro cuore alla salvezza offerta da Cristo. E' uno sguardo penetrante sull'Occidente e sulla storia della trasmissione della fede tra generazioni. Si coglie la grande battaglia sempre in corso tra il bene e il male e la necessità di formarsi bene con la preghiera, l'amore alla Bibbia, ai Sacramenti, allo studio del Catechismo, in piena fedeltà al Magistero della Chiesa. L'autore rielabora un'immagine fissata dal Card. Newman e presenta i continenti cristiani inondati dal secolarismo, facendo poi notare come ovunque emergano "isole" di fede, speranza e carità e lì il credente trova la forza per non essere trascinato dal generale decadimento della società. Un libro da leggere per farne poi preghiera operativa nella propria vita !
Laura Trevisan

Rivolti a Dio

“Tutto è bellissimo nella persona quando essa è rivolta a Dio, e tutto è invece deforme quando essa volge le spalle a Dio.”
Pavel Florenskij

Attori

Quanto sia distante il mondo odierno da quello dei secoli cristianissimi lo si vede nel mutato ruolo sociale dell’attore. A quei tempi categoria disprezzata e tenuta buona tutt’al più per far ridere, oggi è il sogno di ogni giovane. Intere città sono sorte attorno al mestiere, Hollywood in primis. Sono reputati divinità («divi») e alcuni diventano così ricchi da eguagliare i Pil nazionali. Democratica al massimo (chiunque può diventare attore), la categoria è considerata al top della cultura, tanto da ricevere, oltre a quelle del settore, onorificenze governative e di organismi internazionali. L’attore, colui che finge di essere quel che non è, è il modello sociale per eccellenza, così come in altro tempo lo era il cavaliere. Mi si dirà che ciò vale anche per i cantanti e i calciatori. Tuttavia, anche costoro ricevono consacrazione finale solo quando diventano attori, fosse solo di spot pubblicitari. Il nostro mondo, insomma, idolatra l’attore, colui che finge per mestiere di essere qualcun altro. Inquietante.
Rino Cammilleri

E Alessandro VI rimase ortodosso tra gli eretici

Un’indagine sui libri riguardanti Rodrigo mostra il carattere pretestuoso della maldicenza sul pontefice

N
essuno più di papa Alessandro VI (Rodrigo Bor­gia) ha incarnato lo stato deplorevole in cui ver­sava la Chiesa del Rinascimento, quando la di­sciplina dei preti era tragicamente trascurata; e gli affa­ri politici e bellici assorbivano l’impegno di papi che do­vevano reggere lo Stato della Chiesa.
Quando salì al soglio di Pietro, Rodrigo – prima cardi­nale rispettato – divenne personaggio criticatissimo. Dopo la sua morte fu additato dai protestanti come e­sempio della corruzione di Roma « Grande Babilonia » . Nei secoli, al castello d’accuse (fondate o infondate), si aggiunsero colpe più esecrabili, dall’incontinenza ses­suale alla simonia, al nepotismo, per arrivare all’ince­sto con la figlia Lucrezia, agli omicidi politici e alle tor­ture inflitte. Nel romanzo popolare, Rodrigo Borgia e i suoi figli divennero la quintessenza del Rinascimento i­taliano lussurioso e venefico. Appare come villain per­fetto in tanti B- movie e fumetti neri, sino al recente ro­manzetto
L’apprendista di Venezia di Newmark Elle (e­dito da Longanesi: da segnalare la quantità imbaraz­zante di svarioni storici) dove tesse trame, fa sparire van­geli gnostici, brucia eretici, ordina omicidi e, per regge­re tanto attivismo, divora… « bistecche di leone » .
Insomma, Alessandro VI primeggia per presenza sceni­ca e golosa propensione alla nefandezza. Ma è questa la vera immagine di Rodrigo o dobbiamo pensare che di lui si sia impadronita una « leggenda nera » che ha ac­centuato i tratti negativi portandoli all’assurdo? Proba­bilmente sì, come ci convince la lettura di un esame ra­gionato della storiografia dedicata al Borgia, La leg­genda nera di papa Borgia ( Fede & Cultura, pp. 256 € 20,00) di Lorenzo Pingiot­ti.
Se gli storici hanno aspor­tato strati di nero al ritrat­to di questo personaggio non è per obbligato revi­sionismo ma per la forza intrinseca dei documenti. Alessandro VI non fu un modello di virtù e non fe­ce onore all’altissima di­gnità cui fu chiamato, ma nemmeno fu un mostro folle. Nel conclave del 1492 dal quale uscì vitto­rioso non compaiono se­gni di simonia. La sua ele­zione fu una sorpresa, de­rivò da calcoli diplomatici estemporanei ma urtò a­spettative di stati potenti come la Francia. Cosicché, voci di « acquisto » della di­gnità pontificale furono insinuate da subito, comin­ciando da Francesco Guicciardini, politicamente av­verso al partito catalano del Borgia. E tuttavia – argo­menta Pingiotti – tale accusa appare oggi infondata al­l’esame dei documenti. E il nepotismo? Quello ci fu, eccome. Ma nell’intricatis­simo Quattrocento era pratica comune. Gli eletti prefe­rivano circondarsi di persone fidate, meglio se vincola­te da legami di sangue. Di questa pratica non fu certo Alessandro VI l’inventore. I catalani Borgia insidiavano le grandi famiglie baronali romane degli Orsini, Colon­na, Savelli e Caetani, e questi contrattaccarono produ­cendo libelli, calunnie, comprendenti omicidi e orge li­cenziose. Ebbe tre figli dall’amante da cardinale, giac­ché il cardinalato era da molti considerato una carica amministrativa che poteva essere accolta con il sem­plice diaconato e non vincolava al celibato. A tali ambi­guità avrebbe posto fine il Concilio di Trento, che però nel 1492 era ancora in mente Dei. Se nessuno storico crede più alla calunnia del rapporto incestuoso con Lu­crezia, anche il suo presunto ricorso al veleno per risol­vere controversie politiche appare una leggenda. Dun­que, alla conta dei fatti, Alessandro VI fu più principe che pastore e non è certo una novità. Piuttosto, va notato un altro aspetto, questo misterioso: in papi come lui, che vissero in tempi nei quali dignità vescovili venivano u­sate come merce di scambio, meraviglia la capacità di tenere diritto il timone dell’ortodossia, di non cedere mai all’eresia diffusissima.

(Mario Iannaccone, Avvenire 7/1/2010 p. 30)

In vista della vittoria

Se talvolta di fronte alla realtà della sofferenza sentite la vostra anima vacillare, il rimedio è guardare a Cristo. [...] Il dolore fa parte dei piani di Dio: la realtà è questa, benché ci costi capirla. Anche per Gesù, come uomo, fu costoso sopportarla [...] Il contegno di un figlio di Dio non è quello di ci si rassegna a una tragica sventura, quanto piuttosto di chi si rallegra pregustando la vittoria.
(San Josemaría Escrivá de Balaguer, È Gesù che passa, pp. 330-331)

Dov'è finito don Camillo?

Gentilissimi lettori,
poichè in molti, sia per mail che con commenti sul blog, avete chiesto che fine abbia fatto don Camillo, l'anziano gestore di questo sito, diamo una risposta - già inviata ad alcuni per mail - per tutti, che è stato l'ultimo post del reverendo.
Noi non abbiamo i dati del vecchio blog di don Camillo, ma cercando con Google "La voce di don camillo addio" ho trovato, in cache, questo post, che fu l'ultimo.
Volendo si possono leggere ancora (in cache) tutti i commenti.
Allego qui di seguito solo l'ultimo post di don Camillo.
Credo che possiate usare questo metodo, comunque, per cercare e trovare i vecchi post, perchè noi non li abbiamo: il sito è completamente nuovo dall'1 novembre 2009.

Con amicizia Vi auguro Buon anno!

Prof. Giovanni Zenone Ph.D.
Direttore
Fede & Cultura
viale della repubblica, 16
37126 Verona
tel. 045-941851
fax. 045-9251058

Cari amici,
ho varcato da molto il tempo della pensione ed ora sono stanco. Stanco non di lavorare nella vigna del Signore, che è la cosa più bella della vita, ma di combattere contro l'ignoranza invincibile, contro la volgarità degli attacchi alla Chiesa e alla Verità da parte degli anti-Cristi mediatici. Ho scritto tanto su questo blog, ho combattuto, mi sono arabbiato e anche divertito.
Ora mi rendo conto che sono stanco di tutto questo, che la battaglia deve continuare su un altro piano, quello mistico, quello della contemplazione e della preghiera. I tanti lettori di questo sito mi hanno in parte apprezzato e in parte odiato. I nemici sono rimasti tali, ma proprio per essi ho deciso che collaborerò alla loro salvezza in altro modo: pregando per le loro anime.
Ho deciso di ritirarmi in un monastero, anzi, in un romitaggio. Gli ultimi giorni della mia vita li trascorrerò senza computer, senza telefono, senza alcun rapporto col mondo esterno. Il mondo mi rivedrà solo quando dal mio romitaggio uscirò in una cassa di legno.
Tra pochi giorni non sarò più sul web e questo sito sarà ceduto ad altri che ne faranno quello che parrà loro opportuno.
Cominciano giorni di grande battaglia. Il demonio è sempre più scatenato, prepariamoci. Io vado in prima linea.
Vi chiedo perdono se ho fatto del male a qualcuno.
Pregate per me che sono un peccatore.
Vi voglio salutare, benedire ed abbracciare tutti.
Vostro

don Camillo